Digital Marketing e aziende

Digitalizzazione delle aziende

Il mondo del web è un vasto ed immenso oceano le cui acque mutano in base all’esperienza del navigatore.

Per un marinaio esperto sono acque dolci, per un navigatore occasionale possono essere grosse e scure.

Si stima che in Italia Internet sia utilizzato da 54,8 milioni di persone, praticamente 9 italiani su 10.

Di questi, 55 milioni – ben 35 milioni – molto più della metà! – utilizzano internet per accedere ai Social Network, che come sappiamo sono diventati un punto nevralgico del web per intrattenimento, comunicazione, informazione e pubblicità.

E i numeri da capogiro non si fermano certo qui, a livello globale, nel 2018, sono saliti fino a 366 milioni, questo vuol dire che poco meno di 2/3 della popolazione mondiale ha accesso alla rete internet e la metà di questi è attivo nel mondo dei social media.

Perché ti sto sciorinando tutti questi numeri?

Molto semplice: se 9 italiani su 10 usano internet per cercare un ristorante dove mangiare, il benzinaio più vicino presso cui rifornirsi, la ferramenta aperta in quel preciso istante o il negozio d’abbigliamento con gli sconti migliori, non essere presente nel mondo del digitale limita il tuo guadagno a quell’unico utente estraneo ad internet.

Questo vuol dire che ogni giorno sprechi l’opportunità di catturare l’attenzione di quei nove italiani, esperti internauti.

Nove persone disposte a spendere e a comperare presso la tua attività.

E ricordiamo, non solo nove persone, ma nove ogni dieci.

Sono sicuro che se ti chiedessi di pensare a quante persone conosci o hai conosciuto nella tua vita, riusciresti a darmi un numero sull’ordine del centinaio, ebbene ti stupirò dicendoti che non essendo presente su Internet, ti precluderai la possibilità che 90 di quelle persone che conosci o hai conosciuto, possano venire a loro volta a conoscenza della tua attività.

Ti sconvolgerà ancora di più sapere che questa non è altro che una stima grossolana ed effettuata per difetto.

Ma niente paura!

La soluzione è a portata di mano e non è così infattibile come potresti pensare!

Prima di tutto, dovrai comprendere e maturare l’idea che ciò che ti serve davvero non è un lavoro una tantum o fatto grossolanamente da qualche amico o parente che “se ne intende”, ma un vero e proprio percorso di rinnovamento.

Sto parlando di un percorso di digitalizzazione della tua attività!

Che cosa vuol dire?

Presto detto!

Un percorso di digitalizzazione della tua azienda o attività, è un percorso che si pone l’obbiettivo in ottenere tramite vari step, non solo la mera creazione di un sito web – che senza le giuste accortezze non porterebbe a nessuna visita online e men che meno ad una conversione – ma la creazione del tuo brand online.

Il tuo nome e il tuo logo non devono essere solo una scritta ed un disegno su di una insegna, ma ciò che ti contraddistingue.

Le persone devono essere in grado di utilizzare il tuo nome per poter intendere il prodotto che vorranno comprare.

Ti sembra impossibile?

Ti elenco solo alcuni nomi: McDonalds, Ikea, Adidas.

Sono tre nomi che di per sé non suggeriscono nulla, ma nel nostro immaginario riportano rispettivamente ad un panino con una carta rossa e gialla, ad un luogo dove poter comprare mobili a basso costo e ad un paio di scarpe sportive.

Questo è il potere dell’identità del brand.

Cosa c’entra con la digitalizzazione il potere del brand?

Non è più possibile ottenere un’identità del brand forte con il mero passaparola – o almeno, non con quello canonico, ma questo lo vedremo nella sezione dedicata ai social – per ottenere un’identità digitale forte vi è bisogno che il nostro brand sia facile da trovare online, che il nostro sito web sia chiaro, facile da utilizzare e che risponda esattamente alla domanda che l’utente sta facendo online.

Cerco “bar aperto di domenica pomeriggio a Torino” e deve poter uscire proprio il tuo bar che a differenza di molti altri rimane aperto la domenica pomeriggio e chissà, magari, organizza dei music apericena, con possibilità di karaoke.

Inizi a capire l’importanza di un percorso di digitalizzazione?

Bene.

Ora che hai scoperto le potenzialità di questo percorso, non farti prendere dalla foga.

Scrivere a varie web agency chiedendo loro di poter iniziare questo percorso, ti farà apparire solo come una persona impreparata e poco seria.

Pensaci bene: andresti mai da un architetto o da un geometra chiedendo semplicemente “una casa”?

Certo che no, dovrai spiegare tu per primo che cosa vorrai, appartamento in città o villa in campagna.

Questo perché conosci benissimo l’idea che hai della tua casa e sai cosa vuoi ottenere.

Molte volte si sottovaluta la conoscenza che abbiamo, ma ti confesserò un segreto: il miglior esperto per la tua attività sei proprio tu.

Ecco perché nasce questa pratica guida in pochi passi, per fare in modo che le tue conoscenze, insieme alle nostre capacità, ci permettano di creare il percorso di digitalizzazione della tua attività perfetto e su misura.

Concept di comunicazione

a.  Cos’è un concept di comunicazione e come fare per esaltare un brand e il suo know how?

Se ti sarai informato su internet prima di avvicinarti al mondo delle web agency, dei freelancer e del digital marketing, probabilmente ti sarà capitato di imbatterti in parole come “concept di comunicazione”, “piano di comunicazione”, “strategia comunicativa”, “buyer persona” ed altro ancora.

Probabilmente, ti sarai chiesto cosa volesse dire e magari ti sarà sorto anche il pensiero che non fosse altro che un tentativo da parte dei venditori di usare paroloni complessi per imbambolare il cliente.

Ecco, noi di NUMEROUNO, siamo qui per spiegarti passo passo quali step dovrai affrontare per digitalizzare la tua azienda.

Partiamo dal principio: cos’è un concept di comunicazione?

Per concept di comunicazione si intende una strategia comunicativa che andrà studiata ed attuata insieme al cliente per individuare al meglio il “know how” ovvero il sapere o il saper fare dell’azienda.
Torniamo all’esempio della casa.

Stiamo creando il nostro progetto edile ma ci sono tantissime domande a cui dare risposta: che casa è? Una villa, un cascinale, un appartamento?

Rispondendo a queste domande verrà delineata anche la tipologia di persona che andrà ad abitare in quella casa – vi è una netta differenza fra chi vive appieno la città e chi vive in un cascinale, per l’uso dei propri tempi e spazi – e ancora dopo bisognerà comprendere come si vuole sviluppare questa casa.

Questa analogia è facile da assimilare perché di uso comune, ma tranquillo!

Vale lo stesso identico pensiero per il concept di comunicazione.

Si parte con il know how: che cosa sa fare la mia azienda? Cosa faccio meglio e in modo diverso dagli altri?

Una volta che si sono trovate le risposte a queste domande bisogna chiedersi: a chi voglio farlo sapere?

Questa domanda ci porterà infatti a delineare quella che nel gergo tecnico viene definita buyer persona ovvero il nostro cliente ideale.

Pensa al lavoro che facciamo noi di NUMEROUNO, la nostra buyer persona ovviamente è un imprenditore, una PMI o una grossa attività.

Non potrà mai far parte della nostra buyer persona una casalinga, perché non potremmo offrirle un servizio di digitalizzazione della sua attività.

Ma sapere qual è la nostra buyer persona a cosa serve?

A poter veicolare il messaggio migliore e a scegliere il mezzo opportuno presso cui inviarlo.

Difatti, dopo aver trovato il nostro cliente tipo dovremo studiare le abitudini di questo cliente tipo e chiederci: quale media utilizzerà di più? La radio? La televisione? I social networks? Internet?

Attraverso quali di questi mezzi di comunicazione posso fargli arrivare il mio prodotto di modo che lo compri?

Come ti abbiamo accennato all’inizio il mondo del web e dei social networks è molto vasto e racchiude in sé un pubblico con numeri da capogiro.

Proprio per questo è importante che il tuo prodotto, la tua eccellenza, vengano comunicati attraverso il canale giusto per la tua clientela, ma soprattutto nel modo corretto.

Il messaggio infatti è ciò che di più importante vi sia da programmare durante un “briefing”, – ovvero una riunione in cui si deciderà il concept di comunicazione – sarà quello che darà alla tua azienda un suo tono personale, nel gergo tone of voice.

Un utente potrà facilmente capire se il tuo prodotto è per tutti – colloquiale – se è di lusso – aulico – se è un prodotto solo per esperti del settore – settorizzato – e via discorrendo.

La calendarizzazione è l’immediata conseguenza delle risposte ottenute prima.

Sarà importante creare un calendario specifico entro cui pubblicare il messaggio che vogliamo veicolare, attraverso i media prescelti per poter attirare la nostra buyer persona.

Tutto ciò richiederà – ovviamente – del budget.

È la nota dolente di qualsiasi imprenditore voglia immettersi nel mondo del digitale.

Difatti, per chi è estraneo a questo tipo di attività, l’idea di spendere molto di più di un centinaio di euro è assolutamente impensabile.

All’interno del concept di comunicazione, si potrà valutare una strategia creata ad hoc sul vostro budget, nella consapevolezza però che minore sarà lo stesso, minore sarà l’impatto dell’attività di digitalizzazione della tua azienda sul web e quindi sarà anche minore la risonanza sul cliente potenziale.

Infine, ma di certo non per importanza, durante un briefing si decideranno le metriche che si presumono raggiungibili entro un tot di tempo.

Per capirci: si deciderà che entro un anno e attraverso un percorso di digitalizzazione della propria impresa, vi sarà una conversione da utenti passivi a clienti attivi pari al 30%

In base a ciò si analizzeranno le metriche durante l’anno, monitorando i risultati e dirottando alcune tecniche o modificando il tone of voice per poter ottenere quel risultato.

Applicazione del concept nel web

Abbiamo parlato di cos’è un concept di comunicazione e quali passaggi segue, ma in che modo questo verrà applicato nel web?

Ritorniamo all’esempio del bar a Torino aperto la domenica e che fa gli aperitivi musicali.

Sappiamo che il know how dell’attività si focalizza in un’attività ludica diversa da quella proposta dagli altri bar e soprattutto nell’apertura domenicale.

La buyer persona dovrà essere un cittadino torinese, qualcuno che non abbia hobbies che coinvolgano le escursioni fuori porta nei weekend, qualcuno a cui piace la musica e magari cantare.

Questo cliente ideale quali mezzi di comunicazione utilizza?

Possiamo presumere un utilizzo sufficientemente massivo dei social media, soprattutto nel weekend, quindi quale miglior applicazione della nostra strategia comunicativa se non creare degli annunci sui social che rimandino al sito web del bar, fatto ad hoc – magari con un bel video in prima pagina che mostri i momenti più divertenti delle domeniche già passate – e con la possibilità di scaricare uno sconto aggiuntivo attraverso il sito stesso?

In questo modo avremo applicato il nostro concept, trovando il cliente, il messaggio, il tono e assicurandoci quella che in gergo si chiama “conversione”.

Un utente annoiato che si trovava nella sua domenica libera seduto sul divano a sfogliare la bacheca di Facebook, diventerà un cliente in pochi passi.

Creando inoltre una buona call to action – analizzeremo meglio cosa sia nei prossimi capitoli – che limiti la promozione del buono ad una promo famiglia, ci assicureremo tre o cinque nuovi clienti, con uno sconto esiguo.

Ovviamente questo nuovo cliente verrà invitato a fare video durante la serata musicale e a utilizzare i social per mostrare il suo divertimento, citando il locale in cui si trova.

Come avrai ben intuito, se nel budget d’investimento del locale preso ad esempio ci sarà anche la creazione e gestione dei social, con questo semplice escamotage il bar si assicurerà un ritorno in pubblicità con poche e semplici manovre.

Ecco che cosa si può ottenere da un concept di comunicazione ottimale e da un lavoro di digitalizzazione della propria attività fatto con perizia e voglia di modificarsi.

Noi di NUMEROUNO vogliamo essere qui per te per iniziare con te questo percorso complesso ma appassionante che cambierà il tuo modo di approcciarti alla pubblicità irreversibilmente.

Ma per farlo, vogliamo che tu sia il nostro buyer persona ideale, vogliamo che tu per primo sia un cliente consapevole.

Non cerchiamo parole difficili per intontire il cliente, ma facciamo di tutto perché possa compiere scelte ponderate e consapevoli, nella certezza della sua stessa conoscenza.

Proprio per questo ora andremo ancor più nel dettaglio.

Sito web

 

a.     Non solo siti: Google Business e l’importanza di una pubblicità locale

Ci stiamo finalmente addentrando nella fantastica avventura che porterà ad una digitalizzazione totale della propria impresa, ma per comprendere meglio questo mare magnum che è Internet e il marketing digitale, dobbiamo prima comprendere la differenza fra un sito web e una sezione google business.

Cos’è Google Business?

Come possiamo vedere dall’immagine qui sopra, quando ricerchiamo un determinato tipo di locale o attività, siamo abituati a trovare come primo responso su Google questo tipo di schermata.

Dove saranno presenti gli orari di apertura e chiusura, il numero di telefono e solitamente il collegamento a sito web.

Questo tipo di schermata è possibile grazie a Google Business, pensato appositamente per le imprese.

Perché è importante Google Business e non basta solamente avere un sito web o viceversa?

Google Business è finalizzato alla pubblicità locale.

Ovviamente se la nostra attività è un’attività che smercia in tutta la nazione, la sede non avrà un’importanza rilevante tanto quanto un’attività locale, ma ritorniamo all’esempio del bar a Torino.

L’utente che ha scaricato il coupon tramite il sito, vuole andare alla serata con dei suoi amici, invia loro il nome del bar, ma cercandolo su Google non risulta.

Come mai?

Molto probabilmente non è stato creato nessun profilo Google Business – se non dovesse risultare nemmeno il sito internet sarebbe ancora più grave, ma questo è un altro discorso che affronteremo in seguito – e per questo non è possibile richiedere immediatamente indicazioni.

Forse starai pensando dubbioso che non vedi dove vi sia il problema; dopotutto possono benissimo trovare le informazioni anche sul sito che potrebbero richiedere allo stesso amico che ha dato loro il nome.

Vero. Verissimo in realtà, ma nota quanti passaggi e quante variabili si verrebbero a creare.

Il mondo del digitale è un mondo che corre veloce, dove le informazioni hanno cinque secondi esatti per rendersi reperibili prima che l’utente abbia un calo dell’attenzione.

Tu vuoi davvero far parte di quella fetta di mercato che si perde nell’abisso oscuro creatosi con gli ignorati dei 10 secondi?

Google Business ti dà la possibilità di comunicare immediatamente se il tuo negozio è aperto, a che ora chiude, dove si trova e soprattutto permette al tuo prossimo cliente di richiedere immediatamente le indicazioni.

Facile. Veloce. Intuitivo.

La domanda spontanea sarebbe: allora perché devo creare un sito web e non posso utilizzare solo Google Business?

Ritornando all’esempio della casa: decideresti di creare le tue fondamenta mettendo solo dei bastoncini di metallo come basi?

Probabilmente no.

Decideresti di centellinare e non mettere dei rinforzi dentro le basi create in calcestruzzo?

No.

Solo creando delle basi solide e con dei rinforzi idonei, potrai vivere serenamente la tua nuova abitazione e avere la certezza che tutto non crollerà in una nuvola di fumo e macerie.

Sito web: landing page, alberatura base o ecommerce?           

Abbiamo capito che il sito web è davvero importante per l’immagine della nostra attività ma cos’è meglio: una landing page, un sito vetrina o un ecommerce? Ma soprattutto cos’è un ecommerce?

Ad un occhio esterno un sito web potrebbe avere lo stesso valore di un altro, senza nessuna differenza, ma perché alcuni siti sono formati da una sola pagina, altri da cinque classiche pagine e altri ancora da centinaia e centinaia di pagine?

Le tre macro differenze sono formate da un sito landing page ovvero una mono pagina, un sito vetrina ad alberatura classica che di solito non ha più di sei pagine e un ecommerce dove le pagine possono essere, in base al genere di ecommerce, anche migliaia.

La scelta di prediligere un ecommerce ad un sito canonico dipende dalla volontà di voler vendere il nostro prodotto anche online.

Con un ecommerce – il più conosciuto è Amazon ma ve ne sono infiniti più o meno grandi – potrete infatti permettere ai vostri clienti di ordinare dei prodotti dal vostro store e riceverli direttamente a casa.

Nel 2020, per via del lockdown, l’apertura di ecommerce online è stata triplicata.

La possibilità, infatti, di evitare il passaggio in negozio e di ricevere il prodotto a casa ha reso concorrenziali piccole e medie realtà che prima erano totalmente invisibili e marginali rispetto a colossi come Amazon.

Questo non vuol dire che tutte le attività debbano per forza aprire un ecommerce, ma tutte le attività dovrebbero avere almeno un sito internet base, con informazioni dettagliate dell’attività stessa che chiariscano il “know how” e il “tone of voice”.

Difatti, per chi ha un budget limitato o non se la sente ancora di immettersi in un progetto troppo complesso, viene sempre consigliato un sito ad alberatura classica.

Ovvero un sito con le pagine “Home”, “Chi siamo”, “Portfolio lavori/Galleria”, “Contatti”.

Questa tipologia – rispetto ad una singola pagina a scorrimento – ha più contenuti sia grafici che scritti, comunica al cliente e a Google maggiori informazioni, avvantaggiandoci in una futura scelta di indicizzazione del sito.

Difatti, soprattutto negli ultimi anni, è nato un ibrido fra i molteplici contenuti dell’ecommerce e l’alberatura base: il sito con il blog.

Il sito ad alberatura base con annesso blog permette infatti all’utente di apprendere moltissime informazioni su il know how dell’azienda e di sviluppare una simpatia e/o empatia con il tone of voice dell’azienda o con il brand dell’azienda stessa.

Probabilmente ti starai chiedendo: quindi se non apro un e-commerce sarò costretto ad avere un sito web con blog, un blog che dovrò seguire con costanza o per cui dovrò spendere dei soldi perché venga seguito.

Noi di NUMEROUNO siamo convinti che piuttosto che il silenzio mediatico, anche una landing page sia un buon compromesso per iniziare il viaggio che porterà alla completa digitalizzazione della tua attività, ma la scelta fra i vari prodotti è personale ed andrà presa con la massima cura, magari dopo un accurato briefing e dopo aver delineato il concept di comunicazione.

a.      Parola d’ordine: Mobile Friendly

Molte volte ci capita di sentire che qualche parente o amico dei nostri clienti è in grado di “fare i siti”, e che quindi non è necessario il nostro ausilio.

Noi di NUMEROUNO non siamo contrari a priori all’intervento di professionisti esterni, ma come sempre, vogliamo che questa scelta sia consapevole da parte del cliente e non solo dettata da un mero risparmio momentaneo.

Per questo vogliamo soffermarci su uno dei più facili errori in cui può incorrere una persona non addetta ai lavori.

Come potrai notare da questa fotografia, la navigazione su questo sito da telefono cellulare non è ottimale.

Risulta difficile leggere cosa vi è scritto, i pulsanti sono piccoli e difficili da raggiungere, la schermata va mossa con il dito anche orizzontalmente e non solo verticalmente.

Questo è un sito che viene definito non mobile friendly, letteralmente non amico dell’uso mobile.

Perché dovrebbe essere così importante pensare prima di tutto ad un sito web dal punto visivo di un cellulare?

Pensiamo alla giornata tipo di qualsiasi utente: sin dal mattino il cellulare rimane a disposizione per poter facilitare ricerche di ogni tipo, dall’ordine del dentifricio finito, alla ricerca di un buon ristorante dove cenare la sera stessa, fino al prossimo libro da regalare a Natale.

In ognuno di questi casi, accendere il pc per ricercare ciò che desideriamo trovare richiederebbe tempo e risorse – ricordiamo i famosi 5 secondi – mentre grazie al nostro cellulare, possiamo ovviare al problema e ricevere le risposte alle nostre domande, solo muovendo un pollice.

Oltre alla logica vengono in nostro soccorso i dati, informandoci che il 71% di ogni sito web viene primariamente frequentato da utenti mobile.

Un sito mobile friendly non è più una gradevole aggiunta come poteva essere all’inizio, quando gli utenti utilizzavano primariamente il computer per navigare.

È essenziale che il nostro sito web sia ottimizzato per l’uso da cellulare per poter indirizzare la nostra buyer persona verso l’azione che vogliamo che compia, la famosa conversione.

Perché abbiamo specificato ciò?

Vediamo troppo spesso siti raffazzonati e mal congeniati che non solo diminuiscono inutilmente le finanze di chi li ha comperati, ma minano la possibilità concreta del cliente di poter definitivamente convertire ed ottenere un’affluenza di nuovi clienti.

Contenuti scritti

 

a.     L’importanza di scrivere bene

Eccoci arrivati ad una delle categorie più sottovalutate del digital marketing.

Il più delle volte, quando si parla di contenuti scritti il cliente dice di non averne bisogno.

Perché dovrei pagare qualcun altro per scrivere i testi del mio sito web?

Dopotutto, solo io so in che cosa consiste il mio lavoro e come lo faccio e quindi perché dovrei lasciare a qualcun altro il compito di raccontarlo?

Come abbiamo detto in precedenza, il maggior esperto del tuo settore sarai sempre tu, ma questo non vuol dire che tu possa essere in grado di comunicarlo nel mondo corretto.

Come per il sito web o per la presenza online, la scrittura è quel tassello che messo insieme agli altri visti in precedenza e a quelli che vedremo successivamente, andrà a creare una totalità che sarà poi il processo ultimato di digitalizzazione della propria attività.

Ma quanto è importante saper scrivere bene?

Saper scrivere, come sappiamo, è un’arte ma in questo preciso campo – quello del digital marketing – diventa una vera e propria arma a disposizione del nostro cliente.           

Con una scrittura ben impostata, precisa, coinvolgente, emotiva e che sappia catturare l’attenzione, quello che potrebbe essere un prodotto di utilizzo secondario, diventa invece un oggetto o un servizio di primaria importanza che l’utente finale deve avere.

Perché?

Perché un testo ben congeniato crea l’emozione.

Torniamo all’esempio delle famose scarpe di marca, il testo è minimal ma ogni loro pubblicità suggerisce sempre la stessa cosa: con quella marca tu entri a far parte di un gruppo, di una famiglia.

Il loro modo di fare copywriting – scrittura online, per i meno addetti ai lavori – genera aggregazione e quindi emozione.

Dunque, se il sito web diventa uno scheletro più che necessario per poterci addentrare nel mondo del digital marketing, il copywriting diventa gli organi all’interno di quello scheletro.

Quelli che faranno funzionare il corpo e che lo manterranno in vita.

In cinque secondi il tuo possibile cliente atterrerà sul tuo sito web e dopo aver notato visivamente che è bello, di facile utilizzo e accattivante, andrà a leggere che cosa proponi e sceglierà se è ciò che cerca.

Il tutto, in cinque secondi.

Il tempo in cui avrai letto questa frase.

a.     Content is the King – saper comunicare col cliente e col browser

Se sei giunto fino a qui vuol dire che hai compreso l’importanza del digital marketing e sei sempre più interessato a comprenderne ogni sfaccettatura.

Devi sapere dunque che gran parte della comunicazione nel mondo del digital marketing si basa su quello che è diventato il motto di Google – che come sappiamo è il browser più importante e più utilizzato in occidente – ovvero “Content is the King”.

Il contenuto per Google è tutto, poiché l’intero motore di ricerca si basa sull’informare l’utente.

Se il tuo sito è in grado di soddisfare la domanda dell’utente, Google ti premierà mettendoti al primo posto per quella ricerca.

Da qui nasce la necessità di poter comunicare non solo con il tuo possibile cliente ma anche di saper comunicare con il browser stesso.

Ci spieghiamo meglio: se nell’esempio del bar di Torino, il proprietario dell’attività creasse un bellissimo sito web e facesse scrivere dei testi accattivanti o li scrivesse lui stesso – se in grado – ma questi non fossero in grado di comunicare con il browser sprecherebbe gran parte del suo budget per un lavoro a metà, poiché l’utente medio cercando su Google “bar a Torino aperto la domenica” potrebbe trovare altri competitor e non avere a disposizione la possibilità di cliccare sul sito web del bar.

A questo punto entrano in gioco i contenuti: un contenuto ben scritto e in ottica SEO – che letteralmente significa Search Engine Optimization – quindi ottimizzato per i motori di ricerca è in grado di far salire nelle prime posizioni della serp il sito internet che lo contiene.

Come possiamo vedere in queste immagini, questi siti si trovano nella prima pagina del risultato del motore di ricerca – in gergo SERP – ma perché si trovano prima di altri siti? In base a quale regola un sito supera un altro come risposta alla domanda scritta dall’utente?

Tutto ciò è possibile perché i loro contenuti sono ottimizzati con delle parole specifiche, dette parole chiave o keywords.

Le keywords all’interno dei contenuti e presenti nei guest post dei backlinks appositi, permettono di poter far comprendere al browser che il nostro sito è più autorevole rispetto agli altri per l’argomento cercato, in quanto più autorevole sarà anche il più specifico nel rispondere alla domanda posta dall’internauta.

Per questo un bel sito non basta.

L’occhio pretende la sua parte, ovviamente, ma senza un contenuto che comunichi al cliente e al browser che siamo noi gli esperti del nostro settore, non riusciremo a farci davvero notare.

Ma oltre le keywords, quali sono le caratteristiche di un contenuto ben scritto?

a.  CTA: i testi che portano alla conversione



Come detto poco fa, i testi o contenuti di un sito devono essere in grado di comunicare la nostra autorevolezza, poiché è quella che ci permetterà di farci scegliere.

Ma, indubbiamente, non basta solo un contenuto che ci faccia apparire professionali, in base a quale ruolo ricopriamo o in quale settore lavoriamo, il nostro contenuto dovrà essere in grado di portare il cliente a quella che in gergo viene definita “conversione”.

Cosa vuol dire?

Torniamo all’esempio del bar di Torino: siamo riusciti a scrivere un bellissimo testo, corretto, che faccia comprendere al lettore che il nostro bar ha prodotti di qualità, che il nostro staff è professionale e gentile, che la domenica nel nostro bar il divertimento sarà assicurato ma come ci assicuriamo che il cliente venga davvero da noi?

Cerchiamo di indirizzarlo ad una conversione, quindi lo facciamo passare da un utente passivo che si limita a leggere i nostri contenuti, ad un utente attivo che è quindi disposto a interagire con la nostra attività o a comperare i nostri prodotti.

Per farlo ci servono quelle che vengono definite Call to Action, ovvero “chiamate all’azione” o CTA.

Micro testi, tendenzialmente posti prima di un pulsante, che portino il lettore a compiere l’azione che vogliamo venga svolta.

Tutti quelli che stai vedendo sono esempi di call to action, frasi che invitano l’utente ad iscriversi alla newsletter, a premere un pulsante o a prenotare un biglietto.

Nell’esempio posto in precedenza la cta ideale sarebbe una frase concisa, breve, incisiva, tendenzialmente scritta con l’imperativo, che faccia scaricare i buoni disponibile per la domenica karaoke.

Insomma, un testo che porti l’occhio del pigro internauta a prendere una decisione ferma e alzarsi dal divano su cui è adagiato mentre scorre la nostra pagina – in quei cinque famosi secondi di tempo che regalerà al nostro lavoro – per venire a vedere il nostro bar con aperitivo musicale.

La presenza di una CTA nella Homepage di un sito web non è quindi consigliabile ma imperativa.

Una homepage che non faccia immediatamente capire al nostro possibile futuro cliente che cosa facciamo, come lo facciamo e come può il lettore usufruire di ciò che facciamo, è una home page non funzionale che difficilmente verrà apprezzata o scelta, sia dal lettore che dal browser.

Questi sono solo alcuni esempi di siti web perfettamente funzionali, attrattivi, con contenuti validi, che comunicano con il lettore e con il browser e che soprattutto portino ad una conversione effettiva.

Comprendi meglio la differenza fra un sito amatoriale e uno professionale?

Inizi a comprendere l’importanza di un corretto percorso di digitalizzazione della propria attività?

Bene, allora possiamo passare al prossimo capitolo e iniziare a capire perché è importante pubblicizzare la nostra attività anche online!

Pubblicità online e visibilità

 

Fatti trovare su Google nelle prime posizioni

Abbiamo imparato nel capitolo precedente che per poter comunicare al browser l’efficacia del nostro sito servono dei testi che siano SEO friendly.

Cos’è la SEO?

Letteralmente Search Engine Optimization, è l’ottimizzazione per i motori di ricerca e non consiste solo nella creazione di testi che abbiano delle parole chiave specifiche, ma in varie tecniche e strategie che riescano a far arrivare il tuo sito web nelle prime posizioni Google.

A volte, però, non basta.

O almeno, non basta subito.

Ecco che entra in gioco la sorella della SEO, la SEM.

La Search Engine Marketing, è quel termine ombrello che tiene sotto di sé la SEA, Search Engine Advertising, ovvero la creazione di advertising – quindi annunci – che aiutino il sito internet a farsi trovare nelle prime posizioni della SERP.

Con tutte queste terminologie complesse sembra più difficile da comprendere di quanto non sia, vediamo insieme un esempio pratico.

Questa è una canonica serp, ovvero una pagina dei risultati di ricerca ottenuta dalla ricerca di una determinata frase.

Cosa possiamo notare?

Ci sono i risultati di Google myBusiness, ci sono i risultati organici ottenuti con la SEO, ma prima ancora – in cima e subito sotto la barra di ricerca, troviamo i risultati ottenuti con la SEA.

Caratterizzati dalla scritta “Annunci”, sono dei risultati ottenuti tramite la pubblicità a pagamento.

Google mette a disposizione diversi tipi di pubblicità con diverse utenze finali – basti pensare alla pubblicità display che possiamo ritrovare all’interno dei siti web stessi o alle pubblicità presenti su Youtube – da gestire attraverso la sua piattaforma apposita chiamata Google ADS e sebbene questo tipo di annunci sia meno frequentemente visto rispetto ad un risultato organico (ricordiamo che il 70% degli utenti visualizza i primi tre risultati organici di ricerca e tende ad ignorare gli ads poiché considerati meno autorevoli e presenti in quella posizione solo grazie al budget speso) gli ADS sono la soluzione ideale per chi si affaccia ad un percorso di digitalizzazione della propria attività.

Ma come?

Prima voi di NUMEROUNO mi dite che l’utente non li visualizza e poi mi dite che sono l’ideale per chi inizia?

Potrà sembrare una frase ossimoro ma è la pura verità.

Per un’attività che inizia ad affacciarsi al percorso di digitalizzazione del proprio brand, l’autorevolezza online è da vedersi come una sorta di meta da raggiungere nei mesi.

Google difficilmente piazzerà un sito nuovo e con un url – il testo che segue il www sulle pagine web – recente nelle prime posizioni di ricerca, poiché non ha ancora capito se il sito è autorevole e degno di essere fatto notare.

Proprio per questo le ADS ci possono aiutare nei primi sei mesi di vita del nostro nuovo sito.

Le ads ci permettono, infatti, di apparire nella prima pagina anche se il nostro sito è ancora neonato e questo ci consente di farci notare sempre di più dai nostri futuri clienti.

Allora perché non usufruire solo della SEA e lasciar perdere la SEO che è più lunga, da risultati più lentamente e richiede più impegno e costanza?

La risposta è alquanto facile: la SEA funziona fintanto che le dai carburante, senza più budget il tuo sito sparirà immediatamente dalle SERP in cui compariva e l’utente si ritroverà punto e a capo.

La SEO invece permette un risultato costante nel tempo se ben curata e gestita, non potrete mai sperare di fare un lavoro una tantum con la SEO e di rimanere per sempre in cima alla SERP voluta, ma in sei mesi di lavoro potrete ottenere risultati per molte più keywords e mantenerli costanti.

D’altro canto ci sono keywords con un’alta percentuale di concorrenza che difficilmente potrete raggiungere in sei mesi di lavoro, ecco che la SEA diventa essenziale per sostituire il lavoro della SEO e rendervi presenti online.

In definitiva, il nostro consiglio è di usare in sinergia entrambe le sorelle facenti parte della SEM per poter ottenere i risultati migliori e rendere la vostra attività online trovabile dagli utenti in pochi e semplici click.

a.   Pubblicità Display

Prima abbiamo citato le pubblicità display, ovvero pubblicità presenti sui siti web, ma cosa sono?

Le pubblicità display sono pubblicità dette intelligenti, poiché permettono a chi ne fruisce di farle vedere ad un utente potenzialmente interessato al prodotto.

Nell’esempio del bar con aperitivo karaoke a Torino, un utente tipo potrebbe trovarle all’interno di un sito di testi musicali, di musica in generale o all’interno di un sito che fa da guida turistica per la città di Torino, ad esempio.

Questo tipo di pubblicità ha un grosso potenziale poiché permette un pagamento differenziato o per click ricevuti o per quantità visibile e se ben strutturata usa il metodo della CTA – visto nel capitolo riguardante la scrittura – e immagini interessanti che portino ad una conversione.

Questi annunci presenti sugli spazi vuoti dei siti web vengono definiti banner pubblicitari e possono essere impostati perché vengono mostrati a chi ha visualizzato il tuo sito ma non ha scaricato il buono per la serata karaoke – mantenendo sempre il nostro esempio del bar karaoke.

Questo metodo viene definito Retargeting.

 

a.   Retargeting – rimani nella mente del cliente

Conosciuto anche come remarketing, è una tipologia di pubblicità settorizzata ad un pubblico ben specifico.

Non si parla più della buyer persona che abbiamo conosciuto in principio ma di una nicchia ancora più specifica, l’utente non è solo il cliente ideale ma ha già visionato il nostro sito, l’unico problema è che non ha effettuato una conversione, questo vuol dire che malgrado i testi persuasivi, la CTA ben fatta e la presenza nelle prime posizioni, l’utente non ha scelto di diventare un cliente.

Che fare?

Aspettare che il cliente torni spontaneamente a visionare il nostro sito – col rischio che trovi un competitor più bravo o semplicemente più simpatico all’utente – o fare retargeting?

Ovviamente, la domanda è retorica.

Il retargeting ci permetterà quindi tramite pubblicità display – banner – o anche pubblicità multimediali – come video su Youtube – di riproporre al nostro utente in fuga, la nostra attività, magari mostrando una promozione che potrebbe essergli sfuggita in principio o dando una promo aggiuntiva a chi si iscriverà tramite quel banner.

Le proposte possono essere molteplici ma il risultato è pressoché identico, ovvero la possibilità di ottenere una seconda chance di conversione con un utente che si è mostrato interessato alla nostra attività e al nostro brand.

Una strategia di retargeting potrebbe essere quella di utilizzare una CTA che rimandi questa volta al nostro social più utilizzato piuttosto che al nostro sito web.

Ma per farlo dobbiamo prima capire se e quale social può essere indicato e come gestire i social networks nel nostro processo di digitalizzazione d’impresa.

Social network

 

a.     Fatti trovare sui Social

 

Nell’era del digitale non essere presente online è quello che potrebbe essere quasi definito un suicidio finanziario, sebbene il sito web sia l’equivalente della vetrina del nostro negozio, sulla strada che è il web, questo non è sufficiente per farsi conoscere.

I social networks secondo studi recenti impiegano dalle 3 alle 6 ore della nostra giornata, una finestra temporale molto ampia e che ci permette di farci conoscere – anche grazie alle ads dei vari social – alla nostra buyer persona specifica.

Attraverso i maggiori social networks è possibile infatti carpire l’interesse dei nostri possibili clienti attraverso contenuti – sempre di qualità. Ricorda: Content is the King – e generare curiosità ed interesse da parte del tuo pubblico di appartenenza.

Questo cosa significa nello specifico?

Torniamo al nostro esempio: come abbiamo detto in principio, non è detto che la nostra buyer persona sappia ancora di esserlo, magari è solo un utente annoiato che passa la sua domenica sul divano a scrollare soporosamente la home di Facebook o i consigliati di Instagram, ma ecco che compare il nostro social, con un post sponsorizzato che invita quello che era un soporoso utente a fare una scelta.

Può scegliere di continuare a stare sul divano ad oziare, oppure può trovare tre amici e usufruire del fantastico sconto creato apposta per gli utenti social e vivere una serata all’insegna del divertimento, come vedrà lui stesso attraverso spezzoni video delle varie serate e attraverso i commenti di chi vi ha partecipato e si è divertito.

A questo punto quello che era un internauta passivo potrà diventare in pochi secondi un cliente disposto a convertire e a diventare parte di quel grande passaparola online che sono i social networks per le imprese.

Il tutto semplicemente grazie ad un post ben strutturato, creato e indirizzato alle persone corrette per fascia di età, sesso, interessi e posizione geografica.

Per avere un social che funzioni, però, non basta solo fare pubblicità accattivanti ed attrattive, devi creare una storia, la tua storia e mantenerla lineare per tutto il processo creativo – detto piano editoriale – del tuo social network.

     Crea un tone of voice personale

 

Per ottenere un social network che fidelizzi il cliente e che lo porti a seguire la tua attività e a convertire devi prima di tutto comprendere qual è il tone of voice specifico.

Ne avevamo parlato all’inizio di questa guida ma se hai ancora dei dubbi in merito, il Tone of Voice è il tono comunicativo con cui interagirai col pubblico.

Può essere professionale e distaccato, da strillone, romantico, elegante, scherzoso e baldanzoso, da black humor – sempre nei limiti della decenza e senza ledere la sensibilità di altre fasce d’utenza.

Un tone of voice corretto – ovvero che sia coerente con il brand e l’identità di marca – sarà in grado di comunicare col cliente e al cliente, dando alla propria attività non solo un nome ma una personalità e un carattere proprio.

Questo non farà che acuire l’interesse dell’utente e così un cliente sporadico che potrebbe interessarsi al nostro bar con karaoke domenicale solo una domenica della sua vita, si ritroverà a guardare il nostro profilo social più spesso se troverà contenuti che lo faranno ridere o che gli comunicheranno qualcosa e da lì sarà più semplice promuovere una serata karaoke solo latino americano o con un cantante d’eccezione.

Il potere dei social media è oramai comprovato ma bisogna saperlo sfruttare al meglio, una pagina che non posta mai, che non ha contenuti e che non ha un suo tone of voice, è una pagina amatoriale e come tale mal vista per una attività che sia degna di questo nome.

Anche perché un tone of voice corretto non attirerà un singolo utente, come detto in precedenza, ma un utente fidelizzato che continuerà a seguire nel tempo e a interessarsi alla nostra attività e al nostro brand.

Molteplici utenti che facciano ciò ogni giorno e continuativamente nel tempo vengono definiti una community.

Cos’è una community e perché dovrebbe essere fondamentale per un’attività averne una?

a.     Il potere della community

Qualcuno potrebbe pensare o addirittura averti detto che la community non è nient’altro che quel numeretto che vedi sotto la dicitura “follower”, ma non c’è nulla di più sbagliato.

Come hai compreso in questa guida, la digitalizzazione della propria attività non è null’altro che un processo in cui si va a ricreare quello che era il modo di fare marketing offline semplicemente online.

Riprendiamo per l’ultima volta l’esempio del bar.

Come tutti sappiamo in un bar ci sono utenti sporadici, gente di passaggio che prenderà un caffè da noi solo per una volta e poi non tornerà o gente che si trova lì per pura casualità ed ha bisogno della toilette.

Ma sappiamo anche ci sono altri due tipi di clienti: quelli che si sono appena trasferiti – utenti che non hanno ancora effettuato una conversione – e clienti storici che vengono a prendere il caffè da noi tutte le mattine.

Ecco che cos’è la community, la community non è altro che l’unione di tutti i clienti storici che amano il nostro brand, la nostra attività e che continuano a seguirla e a spendere nei nostri prodotti.

Sotto quest’ottica ci viene più facile comprendere come mai la community abbia un potere non da poco: quante volte vi sarà capitato di prendere un caffè in un bar di zona che non conoscevate solo perché ve l’aveva consigliato un vostro conoscente che era cliente storico?

La community è questo.

Un gruppo di clienti fidelizzato – che come tali va coccolato e trattato con la giusta accortezza- che è in grado di rendere un utente un cliente che converte.

Il famoso passaparola espresso nella sua versione 2.0

Bada bene, noi di NUMEROUNO non stiamo assolutamente dicendo che una community può sostituire la SEO o la SEA o tutto il processo di digitalizzazione che abbiamo precedentemente esplicato, ma coltivare una community può avere dei risultati aggiuntivi che non escluderemmo a priori e che potrebbero davvero giovare alla tua attività e al tuo brand.

ECCO FATTO

 

Il progetto della tua attività online è pronto, ma sappi che proprio come per un progetto edile, non basta aver messo a punto il tuo piano perché sia tutto perfetto.
Ci vuole costanza e passione, ci vuole la volontà di mantenere il tuo progetto come l’hai sognato.

Ma sopra ad ogni cosa: sei davvero pronto al cambiamento?

Non temere!

Sappiamo a cosa stai pensando!

Ti stai giustamente affacciando per la prima volta ad un percorso di digitalizzazione e proprio per questo teniamo a dirti che non sei né sarai mai obbligato in nessun modo a dover scegliere di avvalerti di tutti i nostri servizi contemporaneamente.

Noi di NUMEROUNO siamo pronti a seguirti in questo processo e ad effettuare i  vari step come e quando ti sentirai pronto.

Tutto chiaro?

Allora è giunto il momento: creiamo insieme la tua “attività online” dei sogni, creiamo il tuo progetto di digitalizzazione personale.

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